August25
Se solo potessi trasferire il pensieri scomodi come i file potrei sentirmi realizzata.
Tutti mi dicono: non fare il punto, non lo fare mai.
Faccio il contrario di quel che mi dicono, non per principio ma per natura.
Oggi mi sento Atlante col peso del mondo addosso, in questa notte fatta per il tormento e non per il sonno; mi aggiro come un fantasma nella mia stanza dagli scuri rotti, gli stessi che ho rotto definitivamente per entrare dalla finestra.
Troppo comodo ricordarsi le chiavi di casa quando puoi arrampicarti come un geko sulla parete di casa tua.
Troppo comodo seguire la tangenziale, meglio perdersi per Milano chiedendo ai passanti, ai vigili ed ai tassisti che vogliono per forza farti pagare una corsa solo per seguirli fino a casa: “Stronzo!”penso tra me e me, o forse lo dico a voce alta; vista la sua faccia, forse l’ho detto a voce alta.
Vado avanti, faccio di meglio, lo chiedo a una puttana diurna, forse avrebbe preferito rispondere a “Quanto” piuttosto che: “Ma dove sono?! Dov’è corso Lodi PerDio?”
Troppo comodo avere una vita sola, meglio 2, dove tu resti sempre la stessa e gli altri ti turbinano intorno come foglie impazzite e tu impazzisci per loro.
Arrivava musica sudamericana dal locale a fianco, mi perdo nel vociare, conto le pecore 2 a 2 per far prima. Si moltiplicano solo i volti sovrapposti.
Ho deciso: faccio il punto.
Venerdì notte bianca, il capitano cammina scalza e lo sporco si vede tutto. Ho cercato di passare il mocho tutta la sera, quando c’è sporco non c’è nulla da fare.
Lasedda fa la valigia per il Portogallo, contemporaneamente si fa la ceretta nella coscia e il silk è pil nella gamba: una sola, l’altra l’aveva fatta giovedì.
Notte che sa di birra, di Mirto, di cicileo.
Notte con gli amici e l’euforia dell’attesa, del durante, del dopo che rimandiamo per giorni e non per uno soltanto: se non dormi non devi fermarti e puoi viverla tutta, sino ai bicchieri da raccogliere per terra insieme alle cicche, insieme alle birre ormai calde e lasciate a metà sul pavimento.
Notte per il quartiere dove non si parla Italiano.
Prima di tutto le pizze: come si può incominciare una notte senza le pizze?
Andiamo da Mimmo, Mimmo è egiziano ma ci fa sapere di essere cattolico:
<<La vedi la Madonna sopra al forno? Vedi che c’è anche San Giorgio?>>
Vediamo.
<<Se avete bisogno di qualcosa chiedete a me, io sono il quartiere e se fate il mio nome state tranquille>>
La mafia egiziana mi mancava, ma Mimmo sembra una brava persona, anche quando guarda il capitano e le dice che sta cercando moglie per il cugino.
<< Bisogna mischiare il sangue..siamo stufi di essere tutti neri..>>
Andiamo al bancomat, sono 10 passi.
Il capitano ed io insceniamo una danza cantando stonate Vinicio, mentre la Sedda realizza di non aver più un cent sul bancomat: c’è sempre la carta di credito, a ben vedere c’è sempre una soluzione.
Balliamo così bene il capitano ed io, che che quasi mi sembra di saper ballare, lo facciamo così bene che quasi non sono io.
Infatti io non so ballare e lo dimostro ampiamente a metà serata, mentre la Sedda saltella leggiadra su melodie sarde e io non muovo un passo a tempo.
The Bushmaister si rifiuta di bere mirto: << E’ come mangiare un cespuglio cazzo!>>
Non conosciamo il passato di Bushmaister a sufficienza per sapere perchè conosca il sapore dei cespugli, ma gli crediamo sulla parola, e quindi decidiamo che da qui in poi si chiamerà Bushmaister.
Peter Bianchi tira le carte facendo finta che sia un gioco, poi gioca con le palline e la fa girare benissimo. Peter Bianchi mi sorride, mi perdo un attimo, mi ritrovo in un abbraccio, in quel profumo che aspettavo di risentire da 10 giorni, in quelle occhiate significative, in quel sapore che ha solo la sua bocca morbida quando mi sussurra un bacio.
Usciamo, e finiamo davanti a un KFC nostrano, ovviamente nessuno parla comunque italiano, Il Pugliese prende le patatine, sanno di cartone, ci rattristiamo.
Torniamo in casa.
Peter Bianchi diventa mimetico e fa la parte del copridivano Bassetti.
Lasedda deve partire, ci minaccia ormai da tutta la sera di chiamare un taxi.
Il capitano prende in mano la situazione: <<Tutti a Orio e poi tutti al Mare>>
The Bushmaister è perplesso, io sono perplessa, Peter Bianchi continua a sorridere dormendo ma è tra tutti il più convinto e quindi si parte.
Momenti confusi in cui Peter Bianchi si sveglia e diventa verbalmente molesto, straparla, mi dicono di spegnerlo ma non c’è verso, ci riesce solo una Rustichella e finalmente si addormenta su di me.
Lasciamo Lasedda al ceck-in.
Sorride bellissima con i suoi stivaletti camoscio, Lasedda è felice solo in viaggio, Lasedda incarna il concetto di viaggio.
Albeggia ed io e il Bushmaister siamo sempre più perplessi sul far guidare il capitano 3 ore, senza aver dormito nemmeno 1 minuto. Il complotto prevede di convincerla ad andare in piscina, Peter si sveglia giusto in tempo per dirci che siamo scarsi e che vuole andare al mare, giusto mentre il capitano rientra in macchina dopo la sosta a casa per prendere il costume, giusto in tempo per far fallire il complotto e si ripartire.
Quindi andiamo al mare. Quindi cado in un sonno senza sogni di un paio d’ore.
Mi sveglio col sole, la Liguria attorno, l’Autogrill davanti e Peter addosso come 1 plaid.
Caffè col capitano e il Bushmaister, che è stato sveglio e tenero tutto il tempo per non farla addormentare alla guida: << Non voglio morire giovane!>>
Torniamo in macchina e troviamo Peter Bianchi trasformato in gelatina che ci maledice per averlo chiuso dentro, sotto il sole, con i finestrini alzati.
Mi sento molto in colpa ma la situazione è troppo comica per non ridergli in faccia.
Andora si apre su di noi morti di sonno.
Ildema ci apre la porta recando vassoi di biroches e focaccia ligure, Ildema è l’incarnazione di tutto quel che di giusto e vivo ci sia al mondo.
Ildema è la mia bussola, è il mio sorriso, è l’abbraccio migliore, la parola giusta al momento giusto, Ildema è solo cuore. Ildema ha capito che deve lasciare che la vita scorra e che si debba goderne e sempre e comunque a pieno.
Ildema lo sta insegnando anche a me in ogni gesto, in ogni parola, con lui riesco a credere di poter essere qualcosa di buono.
Facciamo colazione con le biroches ma la portata principale è Patatunzo, l’ultimo dei 3 figli di Ildema, che con il sorriso sereno del Buddah e gli occhi saggi di un bambino nato grande, ci sorprende in ogni attimo della giornata nel suo anno compiuto da poco.
Finalmente il primo bagno, primo di questo 2008 in cui l’estate già finisce senza che me ne sia accorta.
L’acqua mi porta via la stanchezza dandomi Peter, che da uomo gelatina è tornato ragazzino normale al quale rubo parecchi baci salati: in questi giorni faccio scorta, chissà se il tempo mi permetterà di averne ancora.
Ci facciamo sorprendere da una partita a scala quaranta come villeggianti abituali, ed ascoltiamo il racconto di un tizio di nome Salvatore, capitato per caso al nostro tavolo.
Un caffè per una storia.
Salvatore,Totò il calzolaio palermitano, si trapiantato in Svizzera:
<<In Sivizzera ti fai rubare l’anima dagli orologi!>> Sfodera un finto rolex assieme alle ciabatte cucite da lui. Sfodera anche un paio di denti d’oro e ci dice che la patente è per gli sfigati, che lui il mondo l’ha girato in terno. Poi chiede a Ildema se la sua compagna sia sua figlia, a me saluta chiamandomi signora e chiama Peter ragazzino.
Totò non ha fatto una gran figura con noi, ma dalla sua faccia gliene frega assai poco.
Il chiacchiericcio porta fame, Ildema ci porta a mangiare un trionfo di linguine allo scoglio.
Il capitano ed io ci facciamo rapire dalle onde una volta ancora, prima di cadere come foche all’ombra dell’ultimo sole.
Siamo sirene dai pensieri arrossati, siamo seducenti sedicenni, le Lolita della venticinquesima ora.
Semplicemente siamo stanche e tutto ha il sapore del ricordo perfetto ancor prima che lo sia e forse già lo è.
Provo a dormire, forse ci riesco, fa un po’ freddo.
Mi sveglio ed è ancora mare e ghiaccioli alla menta, partite a biliardino, telefonate scomode e aperitivi.
<< Abbracciami…>>
Peter mi abbraccia e non dice nulla, mi abbraccia stretta così non mi scappa via il cuore.
Il ritorno è sulle corde di Deandrè.
Il capitano fa l’autostrada in sorpasso, sfanalando ad ogni auto che viene prima di noi. É la mia regina.
Finalmente casa, finalmente letto, Peter abbraccia il cuscino, io abbraccio lui.
Arriva la notte.