Alice senza cognome

La prosivendola: -sono 4 parole in più, che faccio, lascio?-

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December20

Ora mi fumo una sigaretta.

Guardo l’immagine di un bambino che nuota insieme ad un orso polare e penso:

“Cazzo! È esattamente dove dovrei essere io”.

Poi immagino di buttarmi da 1 grattacielo guardando la stessa immagine rassicurante, come se puntassi a quel luogo, come se fosse sufficiente imprimere nella memoria quell’ultimo pensiero per ritrovarsi lì.

La Kinder Delice mi guarda schiacciata in borsetta. La mangerò mai?

Questa mattina mi sono svegliata e i termo erano freddi. Siccome non paghiamo le bollette da mesi ho pensato fosse la giusta nemesi. Assalita dal panico ho svegliato il mio compagno.

Sono spesso assalita dal panico senza motivo.

Ho pensato anche che ho 2 multe da pagare e sei mesi d’affitto.

Poi ho pensato che il contratto mi è scaduto venerdì e nessuno mi ha detto nulla a riguardo. Sono seduta a questa scrivania e non so nemmeno se dovrei essere qui o altrove.

Non credo abbia più molta importanza.

Torno a pensare a quel grattacielo e a quel dannato bambino che nuota con l’orso polare.

“Cazzo! È esattamente dove dovrei essere io”.

Un appello per tutti i copywriter

November24

Le parole sono libere. Questo è un assunto che dovrebbe essere assodato.

La capacità di trasmettere un messaggio è personale. Un approccio che utilizza soltanto come impalcatura il concetto di mittente e destinatario.

Un concetto che tuttavia è da rispettarsi. Parlar chiaro significa omettere i panegirici.

 Parlar chiaro significa dare a tutti la possibilità che il tuo messaggio venga compreso, senza fraintendimenti.

Essere un copywriter significa saper colpire esattamente quel destinatario. Essere un tiratore scelto, un marines.

Fare il mio lavoro significa avere un briefing chiaro e non soltanto un’impressione.

Lasciamo i virtuosismi agli scrittori e se ci volte scrittori, fateci capire esattamente il tone of voice che dobbiamo conferire al messaggio, sempre che ne esista uno.

Aboliamo l’empirismo, aboliamo gli umori. Estromettiamo chi si improvvisa e lasciamo spazio a chi ha l’esperienza.

Non sono un menestrello alla corte del re, sono un professionista.

Scrivere è una professione, e come ultimamente Camilleri ha confermato: “Con la cultura si mangia eccome!”

Ricominciamo a prenderci il nostro spazio, combattiamo perchè i clienti la smettano di fare i creativi al nostro posto, impariamo ad essere fermi sulle nostre posizioni.

Anche le virgole hanno delle regole e noi le conosciamo molto bene.

La routine milanese

November23

Come ogni giorno il Giallino sta sulle spalle del suo papà. Oggi aveva in mano un aeroplano. Il suo papà è altissimo, un gigante in confronto al Giallino.

Il Giallino è un bambino piccolissimo, biondo, con gli occhi vivacissimi e la faccia sempre assonnata.

Lo chiamo Giallino perché in settembre indossava un impermeabile da pescatore, una cerata gialla che lo rendeva ancor più lo stereotipo del “bel bambino”.

Il telefono squilla. È un account. Non tollero gli account. In realtà disprezzo solo la loro totale assenza di creatività. La possibilità di capire un concetto senza che venga destrutturato, senza che perda il suo fascino.

Gli account sono impermeabili al fascino.

E tutto torna al Giallino.

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Sorrido

June4

Ogni giorno, i tanti motori di ricerca-lavoro a cui sono iscritta
intasano la mia casella posta con tutte le offerte possibili.

Come se la crisi non fosse mai esisita, tra annuci civetta e annuci
reali controllo con scarso interesse ciò che il mercato offre.

Ne leggo uno per curiosità: receptionist istituto di credito. La
description vuole una persona solare, il contratto sembra buono, la
promessa è l’inserimento.

Immagino il tran tran di un lavoro così: un impiego in cui alle 18
cade la penna, in cui puoi organizzare una giornata al mare con mesi
di anticipo, un lavoro rassicurante, in un mondo rassicurante.

Ci penso un attimo.

Che cosa c’entra il mio cv di editor, project manager e quant’altri
impieghi bizzarri mi sia ritagliata in questi ultimi sette anni? Ci
penso un attimo e sorrido.

Sorrido in questa città di vetro e cemento, sorrido allo smog, sorrido al Duomo.

Oggi sorrido e basta.

Sorrido persino agli aggettivi che non riesco a sostituire: gustoso,
accattivante, magico e agli imperativi come: “Regalati”

Sorrido ai colleghi e mi chiedo dove stiano nascondendo il coltello.

E’ l’altra faccia della medaglia che mi lascia sempre più perplessa.
E’ la massa e non il singolo che mi spaventa. E’ lo spirito di
sopravvivenza di questo secolo che proprio non riesco a digerire.

La competizione fine a se stessa e la dura legge di mercato.

Sorrido di nuovo.

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Mò Bastaaaa!!

June3

Càpita a volte, quando sono più le ore in cui lavori di quelle in cui vivi, càpita che si dica: basta.
Che ogni problema, i soliti quelli con cui combatti ogni giorno, diventino tutt’a un tratto troppo pesanti, troppo irritanti, semplicemente inacettabili.
Càpita anche che tu ti chieda: per quale scopo?
Ed è lì che sbagli, perchè non esiste scopo. La vita è gioia, la vità è vita di per sè stessa.
Prova, decidi e cambia punto di vista. Chiediti, nella scala delle tue priorità che cosa ti porterai via e che cosa rimarrà.
Chieditelo e decidi liberamente, per una volta e per te stesso.

La prospettiva cambia, l’orizzonte si allegra e per un’istante sei lucido, sei libeo, sei vivo!

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overload

February6

6 ore di sonno 14 ore e 30 di lavoro..da 5 giorni.
Vedo il mondo da un fisheye, deforme, surreale..tendezialemente un po’ spaventoso.
Le voci mi arrivano ovattate, la situazione mi sta pian piano sfuggendo di mano.
Si affacciano vecchie memorie, quei pensieri che conosco, quella dimensione nella quale piombo ciclicamente, l’unica in cui sappia camminare sicura, l’unica che mi appartenga davvero.
Torno indietro, dove tutto è ombra e seduta nella mia sala d’aspetto, resto, finchè non avrò di nuovo la forza di spingermi oltre, finchè una volta per tutte deciderò lucidamente di tornare nessun’dove.
Vi conosco o siete solo un ricordo di quel che ero?
Vi ho incontrato per 27 anni, so come pensate, so come agite, so dove finirete.
Il dramma della provincia, il trionfo della mediocrità.
Non siete che un origami.
Bambole di carta che si tengono per mano.
Risuona un giorotondo.
Ripenso a quei pochi giorni passati all’asilo.

Sono in una casetta di legno e guardo la pioggia ricamare la finestrella.

Sfuoco la vista e tra le lacrime appaiono piccoli diamanti che mi sorridono sul vetro.
Aspetto mia madre e le voci dei compagni, ora come allora, sono solo un fastidio che viene da lontano.

“Sempre” non è sempre retorico.

December17

Dopo una due giorni di sonno e cappelletti in brodo-tutto- dopo quasi un mese, diventa più limpido.

Sarà il Natale in arrivo, sarà che mia sorella è sempre più bella, sarà che il frigo è finalmente pulito e non sa di morto. Sarà che ho almeno 2 favole in tasca, pronte per essere scritte e poco importa se nessuno le leggerà mai, mi è bastato un bambino di quattro anni che ascoltandole mi abbia detto :

-ma che bello sarebbe un mondo così!-

Io lo dipingerò un mondo così. Ci potete giurare!

Grazie a tutto questo sono finalmente arrivata alla conclusione che la mia strada, ancora una volta cambia direzione.

C’è chi continuerà ad accompagnarmi da lontano, perché una volta che hai trovato il tuo Capitano non risponderai mai più a nessun altro, non ci sarà mai più una rotta diversa da seguire. È solo una “ciao” alla mia Frie, alle sue attenzioni, ai suoi sorrisi e agli abbracci grandi e dolcissimi di una donna forte, di una bambina dispettosa, del manager che avrei seguito anche al polo nord se solo me l’avesse chiesto.

Chi da Parigi mi sorriderà in videoconferenza e so che ogni parola sarà una sorpresa ed un moto di orgoglio verso uno degli esseri più straordinari che abbia mai incontrato, la mia Paola il mio specchio magico.

Chi conquisterà qualunque paese decida di colonizzare al grido di “Non scherziamo!” ; perché certe persone hanno il potere di farti credere che qualunque cosa sia possibile, di trasportati talmente lontano che rischi di perderti, e forse una parte di te, si è persa davvero, forse una parte di te non tornerà mai più.

Chi ti ha sopportato nella tua invadenza, aprendoti casa e offrendoti risate, chiacchiere, pensieri stralunati, chi non si è mai lasciato capire fino in fondo, chi non si è mai fidato di te, chi forse non si fiderà mai di nessuno se non di se stesso, ma che in fondo sai che ti vuole bene a modo suo.

Chi non ha mai smesso di credere in te e dalle sue parole scritte sul monitor, senti il suo profumo e quell’abbraccio che sa di Casa. Ed Alberto si fa Albergo di buoni pensieri.

Frieda, Paola, Davide, Eros e Alberto.

Voi eravate l’unica ragione che mi teneva ancora qui e paradossalmente la stessa che mi ha fatto decidere di partire, perchè so che non vi perderò e questa per me è la cosa più importante.

Chissà quali altre mirabolanti avventure mi aspettano e chissà in quante di queste ci sarete anche voi… voglio pensare che sia possibile, voglio credere che sia per sempre, perché in quell’unica parola io ci vedo voi, che in 8 mesi mi avete regalato un sogno.

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Anime in affitto

September24

Meritano solo parole grame.

Si lavora duro, si lavora ad un progetto su cui è lecito porsi delle domande.

É semplicemente ambizioso oppure è visionario?

I loro volti contriti, scoloriti, emaciati, stanchi, affacciati su finestre multimediali.

Perennemente affacciati, perennemente guardinghi.

Numero 5 si è persa dentro ad una cella di Excel da almeno 3 mesi.

Non parla, programma.

Se parla, lo fa solo per dire: << Silenzio, non posso concentrarmi così!>>

Per favore, silenzio.

Resta solo il ticchettio di una tastiera.

Li chiamano editor, sono solo parolieri da settimana enigmistica, adattatori di un nozionismo da quiz televisivo.

Li chiamano autori creativi, sono controllori di video- refusi.

Ci chiamano talent scout, siamo solo procacciatori di carne e video.

Ho fatto i conti.

Guadagno 1200 euro al mese, lavoro 10 ore al giorno, tra poco mi trasferirò in un nuovo appartamento di 40 metri quadrati, alla modica cifra di 275 euro, spese escluse.

Le altre 275 euro le pagherà Lasedda.

Dormiremo in un matrimoniale.

Abbiamo 28 e 29 anni.

Grazie al Cielo siamo amiche.

Abbiamo deciso di mangiare a casa, non ci possiamo permettere nemmeno un panino al bar.

Dobbiamo comprare solo cose in offerta, generi di prima necessità.

Le bollette arriveranno come un machete.

Abbiamo 28 e 29 anni.

Siamo laureate.

Lasedda ha una quadriennale italiana ed una specialistica francese

Io una triennale parmigiana.

Lasedda ha lavorato in Irlanda a Paypall come web content manager e poi come producer per una casa di produzione Belga.

Io ho fatto il copy, il web editor, l’account e l’executive producer per 4 anni.

Lasedda parla perfettamente inglese e francese.

Io ho studiato inglese a Londra, ho un certificato di Cambridge e zampetto il francese con Lasedda, lo parliamo come fosse il nostro codice segreto, lei parla, io capisco annuisco e rispondo come riesco.

Lasedda ed io ci capiamo sempre.

Ieri abbiamo cenato con Lele.

Lele e le sue crisi esistenziali per la ex, Lele e la sua cultura del buon mangiare.

Lele stonava con la nostra tovaglia macchiata di vino, dentro all’appartamento retrò che occuperemo ancora per qualche giorno.

Quando Lele cena da noi, io provo a far casa come mi ha insegnato mia madre, il risultato è una buffa caricatura di una signora piccolo borghese.

Lele è un buon narratore.

Lele ha gli occhi scuri e brillanti, come la terra grassa delle mie campagne.

Lele vuole essere razionale e calcolatore, fa il manager.

Non ci riesce.

Lele è sempre insoddisfatto.

Forse è questo che ci accomuna tutti.

Siamo tutti dannatamente insoddisfatti.

Tutti alla ricerca di qualcosa che tarda ad arrivare.

Buona fine e miglior principio

August31

<< Ma se noi rimanessimo come ormai siamo?>>

<< E se tu volessi tornare e io non ci sarò? >>

<< Forse tornerò, forse ci sarai…>>

<< Forse non tornerai>>.

Finisce tutto così, con un bacio, una risata in macchina verso Ferrara, verso i Baskers e la giocoleria di strada, in una notte dove sono stati molti i silenzi, ed altrettanti gli abbracci.

Era finita già un paio di mesi fa, era finita da quando Peter ha fatto capolino dalla finestra della mia vita.

Finiscono 6 anni, indubbiamente belli, 6 anni di temporali e schiarite. 6 anni di cui non rimpiango solo un attimo.

6 anni della vecchia me che non voglio dimenticare. 6 anni dove effettivamente la parola Noi aveva spessore, 6 anni costruiti con fatica e con Amore quello vero; quello dove la passione aveva lasciato spazio alla comprensione, all’empatia, alle occhiate complici, all’affrontare il mondo per mano.

Guardiamo vecchi album e leggiamo le didascalie.

Guardiamo quelle facce acerbe e bellissime, eravamo Noi.

Ora saremo Tu ed Io e nessuno ci chiederà più: “cosa fate?”

Ora sarà solo un “cosa farai?”.

Fa paura, e lo fa già nel guardarsi dentro sorridendo, lo fa già nel rifiutare cortesi inviti all’Ikea.

Lo fa e non possiamo farci nulla.

Spero di essere felice, spero che lo sia anche lui.

Spero che un domani potremmo sorriderci ancora senza quella malinconia che oggi ci è piovuta addosso inzuppandoci i pensieri.

Non volevo succedesse, ma è successo.

5 minuti alla fine del processo…

August25

Se solo potessi trasferire il pensieri scomodi come i file potrei sentirmi realizzata.

Tutti mi dicono: non fare il punto, non lo fare mai.

Faccio il contrario di quel che mi dicono, non per principio ma per natura.

Oggi mi sento Atlante col peso del mondo addosso, in questa notte fatta per il tormento e non per il sonno; mi aggiro come un fantasma nella mia stanza dagli scuri rotti, gli stessi che ho rotto definitivamente per entrare dalla finestra.

Troppo comodo ricordarsi le chiavi di casa quando puoi arrampicarti come un geko sulla parete di casa tua.

Troppo comodo seguire la tangenziale, meglio perdersi per Milano chiedendo ai passanti, ai vigili ed ai tassisti che vogliono per forza farti pagare una corsa solo per seguirli fino a casa: “Stronzo!”penso tra me e me, o forse lo dico a voce alta; vista la sua faccia, forse l’ho detto a voce alta.

Vado avanti, faccio di meglio, lo chiedo a una puttana diurna, forse avrebbe preferito rispondere a “Quanto” piuttosto che: “Ma dove sono?! Dov’è corso Lodi PerDio?”

Troppo comodo avere una vita sola, meglio 2, dove tu resti sempre la stessa e gli altri ti turbinano intorno come foglie impazzite e tu impazzisci per loro.

Arrivava musica sudamericana dal locale a fianco, mi perdo nel vociare, conto le pecore 2 a 2 per far prima. Si moltiplicano solo i volti sovrapposti.

Ho deciso: faccio il punto.

Venerdì notte bianca, il capitano cammina scalza e lo sporco si vede tutto. Ho cercato di passare il mocho tutta la sera, quando c’è sporco non c’è nulla da fare.

Lasedda fa la valigia per il Portogallo, contemporaneamente si fa la ceretta nella coscia e il silk è pil nella gamba: una sola, l’altra l’aveva fatta giovedì.

Notte che sa di birra, di Mirto, di cicileo.

Notte con gli amici e l’euforia dell’attesa, del durante, del dopo che rimandiamo per giorni e non per uno soltanto: se non dormi non devi fermarti e puoi viverla tutta, sino ai bicchieri da raccogliere per terra insieme alle cicche, insieme alle birre ormai calde e lasciate a metà sul pavimento.

Notte per il quartiere dove non si parla Italiano.

Prima di tutto le pizze: come si può incominciare una notte senza le pizze?

Andiamo da Mimmo, Mimmo è egiziano ma ci fa sapere di essere cattolico:

<<La vedi la Madonna sopra al forno? Vedi che c’è anche San Giorgio?>>

Vediamo.

<<Se avete bisogno di qualcosa chiedete a me, io sono il quartiere e se fate il mio nome state tranquille>>

La mafia egiziana mi mancava, ma Mimmo sembra una brava persona, anche quando guarda il capitano e le dice che sta cercando moglie per il cugino.

<< Bisogna mischiare il sangue..siamo stufi di essere tutti neri..>>

Andiamo al bancomat, sono 10 passi.

Il capitano ed io insceniamo una danza cantando stonate Vinicio, mentre la Sedda realizza di non aver più un cent sul bancomat: c’è sempre la carta di credito, a ben vedere c’è sempre una soluzione.

Balliamo così bene il capitano ed io, che che quasi mi sembra di saper ballare, lo facciamo così bene che quasi non sono io.

Infatti io non so ballare e lo dimostro ampiamente a metà serata, mentre la Sedda saltella leggiadra su melodie sarde e io non muovo un passo a tempo.

The Bushmaister si rifiuta di bere mirto: << E’ come mangiare un cespuglio cazzo!>>

Non conosciamo il passato di Bushmaister a sufficienza per sapere perchè conosca il sapore dei cespugli, ma gli crediamo sulla parola, e quindi decidiamo che da qui in poi si chiamerà Bushmaister.

Peter Bianchi tira le carte facendo finta che sia un gioco, poi gioca con le palline e la fa girare benissimo. Peter Bianchi mi sorride, mi perdo un attimo, mi ritrovo in un abbraccio, in quel profumo che aspettavo di risentire da 10 giorni, in quelle occhiate significative, in quel sapore che ha solo la sua bocca morbida quando mi sussurra un bacio.

Usciamo, e finiamo davanti a un KFC nostrano, ovviamente nessuno parla comunque italiano, Il Pugliese prende le patatine, sanno di cartone, ci rattristiamo.

Torniamo in casa.

Peter Bianchi diventa mimetico e fa la parte del copridivano Bassetti.

Lasedda deve partire, ci minaccia ormai da tutta la sera di chiamare un taxi.

Il capitano prende in mano la situazione: <<Tutti a Orio e poi tutti al Mare>>

The Bushmaister è perplesso, io sono perplessa, Peter Bianchi continua a sorridere dormendo ma è tra tutti il più convinto e quindi si parte.

Momenti confusi in cui Peter Bianchi si sveglia e diventa verbalmente molesto, straparla, mi dicono di spegnerlo ma non c’è verso, ci riesce solo una Rustichella e finalmente si addormenta su di me.

Lasciamo Lasedda al ceck-in.

Sorride bellissima con i suoi stivaletti camoscio, Lasedda è felice solo in viaggio, Lasedda incarna il concetto di viaggio.

Albeggia ed io e il Bushmaister siamo sempre più perplessi sul far guidare il capitano 3 ore, senza aver dormito nemmeno 1 minuto. Il complotto prevede di convincerla ad andare in piscina, Peter si sveglia giusto in tempo per dirci che siamo scarsi e che vuole andare al mare, giusto mentre il capitano rientra in macchina dopo la sosta a casa per prendere il costume, giusto in tempo per far fallire il complotto e si ripartire.

Quindi andiamo al mare. Quindi cado in un sonno senza sogni di un paio d’ore.

Mi sveglio col sole, la Liguria attorno, l’Autogrill davanti e Peter addosso come 1 plaid.

Caffè col capitano e il Bushmaister, che è stato sveglio e tenero tutto il tempo per non farla addormentare alla guida: << Non voglio morire giovane!>>

Torniamo in macchina e troviamo Peter Bianchi trasformato in gelatina che ci maledice per averlo chiuso dentro, sotto il sole, con i finestrini alzati.

Mi sento molto in colpa ma la situazione è troppo comica per non ridergli in faccia.

Andora si apre su di noi morti di sonno.

Ildema ci apre la porta recando vassoi di biroches e focaccia ligure, Ildema è l’incarnazione di tutto quel che di giusto e vivo ci sia al mondo.

Ildema è la mia bussola, è il mio sorriso, è l’abbraccio migliore, la parola giusta al momento giusto, Ildema è solo cuore. Ildema ha capito che deve lasciare che la vita scorra e che si debba goderne e sempre e comunque a pieno.

Ildema lo sta insegnando anche a me in ogni gesto, in ogni parola, con lui riesco a credere di poter essere qualcosa di buono.

Facciamo colazione con le biroches ma la portata principale è Patatunzo, l’ultimo dei 3 figli di Ildema, che con il sorriso sereno del Buddah e gli occhi saggi di un bambino nato grande, ci sorprende in ogni attimo della giornata nel suo anno compiuto da poco.

Finalmente il primo bagno, primo di questo 2008 in cui l’estate già finisce senza che me ne sia accorta.

L’acqua mi porta via la stanchezza dandomi Peter, che da uomo gelatina è tornato ragazzino normale al quale rubo parecchi baci salati: in questi giorni faccio scorta, chissà se il tempo mi permetterà di averne ancora.

Ci facciamo sorprendere da una partita a scala quaranta come villeggianti abituali, ed ascoltiamo il racconto di un tizio di nome Salvatore, capitato per caso al nostro tavolo.

Un caffè per una storia.

Salvatore,Totò il calzolaio palermitano, si trapiantato in Svizzera:

<<In Sivizzera ti fai rubare l’anima dagli orologi!>> Sfodera un finto rolex assieme alle ciabatte cucite da lui. Sfodera anche un paio di denti d’oro e ci dice che la patente è per gli sfigati, che lui il mondo l’ha girato in terno. Poi chiede a Ildema se la sua compagna sia sua figlia, a me saluta chiamandomi signora e chiama Peter ragazzino.

Totò non ha fatto una gran figura con noi, ma dalla sua faccia gliene frega assai poco.

Il chiacchiericcio porta fame, Ildema ci porta a mangiare un trionfo di linguine allo scoglio.

Il capitano ed io ci facciamo rapire dalle onde una volta ancora, prima di cadere come foche all’ombra dell’ultimo sole.

Siamo sirene dai pensieri arrossati, siamo seducenti sedicenni, le Lolita della venticinquesima ora.

Semplicemente siamo stanche e tutto ha il sapore del ricordo perfetto ancor prima che lo sia e forse già lo è.

Provo a dormire, forse ci riesco, fa un po’ freddo.

Mi sveglio ed è ancora mare e ghiaccioli alla menta, partite a biliardino, telefonate scomode e aperitivi.

<< Abbracciami…>>

Peter mi abbraccia e non dice nulla, mi abbraccia stretta così non mi scappa via il cuore.

Il ritorno è sulle corde di Deandrè.

Il capitano fa l’autostrada in sorpasso, sfanalando ad ogni auto che viene prima di noi. É la mia regina.

Finalmente casa, finalmente letto, Peter abbraccia il cuscino, io abbraccio lui.

Arriva la notte.

 

 

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