overload
6 ore di sonno 14 ore e 30 di lavoro..da 5 giorni.
Vedo il mondo da un fisheye, deforme, surreale..tendezialemente un po’ spaventoso.
Le voci mi arrivano ovattate, la situazione mi sta pian piano sfuggendo di mano.
Si affacciano vecchie memorie, quei pensieri che conosco, quella dimensione nella quale piombo ciclicamente, l’unica in cui sappia camminare sicura, l’unica che mi appartenga davvero.
Torno indietro, dove tutto è ombra e seduta nella mia sala d’aspetto, resto, finchè non avrò di nuovo la forza di spingermi oltre, finchè una volta per tutte deciderò lucidamente di tornare nessun’dove.
Vi conosco o siete solo un ricordo di quel che ero?
Vi ho incontrato per 27 anni, so come pensate, so come agite, so dove finirete.
Il dramma della provincia, il trionfo della mediocrità.
Non siete che un origami.
Bambole di carta che si tengono per mano.
Risuona un giorotondo.
Ripenso a quei pochi giorni passati all’asilo.
Sono in una casetta di legno e guardo la pioggia ricamare la finestrella.
Sfuoco la vista e tra le lacrime appaiono piccoli diamanti che mi sorridono sul vetro.
Aspetto mia madre e le voci dei compagni, ora come allora, sono solo un fastidio che viene da lontano.

